di Cristina Bicciocchi

Il proverbio sta a significare che il silenzio ha un valore maggiore delle parole e che, a volte, astenersi dal parlare vale più che intervenire, oltre ad essere un modo straordinario di capirsi al di là delle parole e delle convenzioni.
Non solo, chi riesce a godere del silenzio e della quiete, sa ascoltare le pieghe più profonde dell’animo e della natura senza dovere aggiungere altro alla propria comprensione di ciò che lo circonda. In anni travagliati come quelli che stiamo vivendo riuscire a riappropriarsi del piacere della contemplazione, della meditazione, del promuovere cose belle che elevano lo spirito, è diventato una necessità o forse addirittura un imperativo per non perdere quel grande potenziale che farà sempre la differenza in futuro tra le macchine e l’essere persone consapevoli.
Pensate a quante cose possiamo fare rimanendo in silenzio: ad esempio godere di un cielo stellato o di un bellissimo panorama, ascoltare buona musica o canzoni significative, giocare con un animale gratificati da tutti i benefici della pet therapy, ispirarci alla natura per dipingere un quadro o assaporare i frutti che ci vengono regalati stagionalmente, fare attività fisica o leggere un libro appassionante e tanto altro.
Nel silenzio c’è un mondo di pace, quello che potremmo definire il nostro paradiso perduto, e in ogni epoca i visionari e i grandi maestri ci hanno sempre indicato di cercare “quel posto” dentro di noi. Ricordo ancora con piacere di aver invitato a una conferenza di alcuni anni fa il dr. Federico Nitamo Montecucco, Direttore dell’Accademia Olistica di Bagni di Lucca, uno dei massimi esperti di psicosomatica e ricercatore in neuropsicologia degli stati di coscienza. Dopo anni trascorsi in India e Nepal dedicati soprattutto allo studio di medicine sacre e della meditazione, ci raccontò come, attraverso una apparecchiatura con elettrodi, era riuscito a captare le onde cerebrali di monaci in preghiera.
La cosa straordinaria emersa da questa ricerca durata anni era che sia la parte destra che la parte sinistra del cervello, quando si è in profonda meditazione, entrano in sincrono e questo si replicava in tutti i presenti. In sintesi il dr. Montecucco afferma che attraverso uno stato profondo di meditazione si arriva a un perfetto equilibrio delle onde cerebrali che si espande in un tutt’uno anche tra più partecipanti e che questo stato potrebbe essere la base per comunicare telepaticamente.
Non è straordinario? La nostra mente e le capacità latenti che abbiamo a disposizione sono tante, sarebbe bello conoscerle meglio!