VIRGINIA VILLA
(PPD 2023)

Angelica Ferri Personali

intervista di Cristina Bicciocchi

Direttrice generale della Fondazione e Museo del Violino Antonio Stradivari di Cremona. Dopo aver compiuto gli studi nella sua città (Como) e all’estero, si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso la facoltà di Lettere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi sulla storia della liuteria inglese e la famiglia Hill. Dal 1976 è stata redattrice, presso la casa editrice Euroguide International, di pubblicazioni sugli organismi internazionali; nel 1979 ha iniziato un’attività di consulenza organizzativa nel settore didattico-musicale per il Comune di Milano. Ha curato alcune mostre, quali Leonardo e gli spettacoli a Milano, Musica in viaggio, L’Ottocento e i salotti musicali; rassegne varie di orchestre giovanili al Teatro Lirico di Milano; e cicli musicali al Piccolo Teatro di Milano e al Museo Teatrale alla Scala. Dal 1980 al 2013 è stata Coordinatrice Didattica della Civica Scuola di Liuteria di Milano. Dal 2005 al 2013 è stata Direttore della Fondazione Stradivari coordinando, fra le altre, importanti mostre storiche sulla liuteria; tra queste il ciclo dedicato alla famiglia Amati, L’Olimpo della Liuteria, la famiglia Bergonzi e, nel 2011, l’esposizione e il catalogo Antonio Stradivari, l’estetica sublime, con progetti dedicati ai rarissimi strumenti decorati del grande maestro liutaio. Ha lanciato la nuova rete internazionale “Friends of Stradivari” che ha portato a Cremona 10 preziosi violini storici di collezioni private fino ad allora mai esposte al pubblico. Ha curato la mostra Costruttori di Armonie, la liuteria, dalla materia al gesto promossa dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte – Fondazione Orchestra laVerdi e Fondazione Stradivari.
Attualmente è Direttore Generale della Fondazione Museo del Violino Antonio Stradivari, che ha inaugurato i suoi spazi espositivi il 14 settembre 2013. È membro del comitato scientifico e del gruppo di lavoro del Museo del Violino.
Buongiorno dr.ssa Villa che piacere risentirLa dopo averla conosciuta e premiata a Profilo Donna. Il suo impegno pluriennale nella direzione del Museo del Violino è senz’altro riconosciuto dai molti appassionati e un onore per Lei poter promuovere l’eccellenza della storia della liuteria in Italia, direi una storia unica al mondo che abbiamo presentato anche recentemente al Castello di Formigine grazie alla partecipazione della dottoressa Carlomagno.
Esistono conoscenze e saperi che, a secoli di distanza, sono rimasti intatti nella propria essenza. Uno di questi è l’arte liutaria cremonese, dal 5 dicembre 2012 iscritta dall’UNESCO nella lista rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
La capacità unica di realizzare strumenti ad arco di raffinata fattura si pone alla base di un’identità ben definita che, nel solco di una tradizione di eccellenze di altissimo livello artigianale, affonda le proprie radici nel tardo Rinascimento, per giungere sino ai giorni nostri. Dal 2013 a questa storia centenaria si è aggiunta - grazie anche alla sensibilità, alla volontà e all’impegno etico dell’imprenditore Giovanni Arvedi e della Fondazione Arvedi Buschini - una nuova, splendida pagina: il Museo del Violino, un’importante struttura capace di essere allo stesso tempo auditorium e museo, laboratorio di ricerca e centro di studi. Ho partecipato al Comitato Scientifico chiamato alla organizzazione preliminare del Museo, che dirigo dal 2013. Sino dalla prima riunione è emersa la volontà di guardare al Museo come risorsa, comunitaria e territoriale, oltre che culturale, al quale deve essere associata una logica di gestione partecipativa e inclusiva, basata su relazioni internazionali e sistemi concreti di reciprocità.

Ricordiamo ai nostri lettori quali sono i pezzi più pregiati che conservate al Museo di Cremona...
Tutto al Museo è speciale. Lo è il violino più antico, realizzato da Andrea Amati a metà del Cinquecento Ha attraversato secoli, guerre, pesti, carestie, ma è ancora dotato di un suono magnifico. Lo sono i capolavori gli Stradivari, a iniziare dai violini Clisbee 1669, Cremonese 1715, Vesuvio 1727 al violoncello Stauffer, e di Guarneri, con almeno uno strumento di ogni rappresentante di questa importantissima famiglia di liutai, ma anche le opere meno note benché non inferiori per bellezza e valore storico, di Bergonzi e Rugeri.
Ognuno è espressione di intelligenza creativa e abilità alto artigianali ineguagliate. Solo qui, poi si possono ammirare forme, attrezzi, disegni utilizzati da Antonio Stradivari nella propria bottega. Sono ugualmente rilevanti gli strumenti contemporanei vincitori del Concorso Triennale, un’Olimpiade della liuteria che si svolge proprio qui e vede confrontarsi i migliori artigiani di tutto il mondo. È speciale l’Auditorium Giovanni Arvedi, dove questi capolavori rivelano la bellezza del proprio suono. Le audizioni sono brevi recital solistici e, ogni sabato e domenica a mezzogiorno, permettono di ascoltare gli strumenti delle collezioni storiche affidati a giovani interpreti. Le rassegne concertistiche coinvolgono, invece, musicisti famosi impegnati in programmi mai scontati.
Un patrimonio di inestimabile valore come il famoso violino Stradivari da Lei citato...
Il violino Cremonese, completato da Antonio Stradivari nel 1715, è cuore e simbolo del Museo e della città.
È stato acquistato dall’Ente di Promozione Turistica nel 1961. Fino ad allora nessuna opera del grande Liutaio era esposta in città. È uno strumento magnifico, di grande formato, ricco di vernice originale e con una grande storia, suonato tra gli altri da Joseph Joachim.
La sua importanza non è tuttavia solo storica.
Proprio per queste caratteristiche, negli scorsi anni, è stato oggetto di importanti ricerche sviluppate dai conservatori Fausto Cacciatori e Riccardo Angeloni in collaborazione con i laboratori di ricerca, uno del Politecnico di Milano e uno dell’Università di Pavia, attivi all’interno del Museo. I risultati, pubblicati, offrono un valido contributo di conoscenza mentre una stampa in 3d dello strumento, esposta in museo, permette un percorso di conoscenza, più immediato, assai apprezzato dai liutai.

 Lei in prima persona ha curato mostre e rassegne musicali che hanno fatto conoscere e arricchito il prezioso tesoro dei violini...
La tutela di un patrimonio inizia con la sua conoscenza e si consolida nello scambio di informazioni e nella relazione tra persone. I nuovi modelli sociali segnano con forza il passaggio da sistema chiuso ad uno aperto, partecipato, nell’accezione anglosassone del cultural heritage, del patrimonio cioè come eredità attiva, incrementabile con la costante promozione di nuove occasioni di fruizione. Nella ricerca di un dialogo continuo, non necessariamente formale, con le espressioni dell’eccellenza creativa, si propongono percorsi differenziati per carattere e destinazione, nella valorizzazione di esperienze comuni. Mostre, rassegne musicali, a iniziare da STRADIVARIfestival, collaborazioni in Italia e all’estero muovono proprio in questa direzione e concretano contesti di dialogo e condizioni necessarie per sviluppare un rapporto costruttivo e duraturo tra istituzioni e pubblico. Voglio sottolineare come questo impegno del museo abbia sempre avuto appoggio determinante da realtà pubbliche e private. Senza il concorso del Comune di Cremona, della Fondazione Arvedi Buschini, della Fondazione Stauffer e della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte molti progetti sarebbero rimasti tali.

In particolare quali sono i progetti che promuovete per far avvicinare i giovani al Vs. mondo? Quali sono i risultati?
Il Museo è un importante riferimento culturale ed educativo per le scuole a livello nazionale. Sviluppa e offre un programma permanente di attività per gli studenti dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado e costituisce una risorsa per lo sviluppo professionale dei docenti. Il programma di attività educative per le classi si struttura in laboratori e attività sperimentali, visite guidate alle esposizioni permanenti e temporanee, brevi concerti con i violini storici delle collezioni.
Per i più grandi e per gli allievi delle scuole di Liuteria è stimolante seguire a workshop, conferenze e incontri con esperti. La risposta è ottima. Lo scorso anno oltre 17.000 ragazzi, provenienti da tutto il mondo, hanno partecipato alle attività proposte dal Museo.

Siete conosciuti in Italia ma anche nel mondo...Quanto è stata importante la rete “Friends of Stradivari” per ampliare e far conoscere la storia della liuteria in Italia?
Nel 2009 la Fondazione Triennale, dal 2013 diventata Fondazione Museo del Violino, ha promosso il network internazionale friends of Stradivari tra quanti posseggono, suonano o custodiscono capolavori dei grandi Mae-
stri cremonesi, ma anche tra coloro che li studiano, li amano. Nel segno di una stessa passione per la liuteria, unitamente a un vivo senso di appartenenza e di vicinanza a Cremona si è progressivamente venuta a creare una comunità cosmopolita, protagonista di tante iniziative per ampliare e far conoscere la storia della liuteria, non solo in Italia. Nell’ambito di questo programma, è stata, infatti, promossa l’esposizione temporanea, al Museo del Violino, di importanti strumenti di Stradivari, Amati, Guarneri, Bergonzi, Rugeri, Storioni, appartenenti a collezioni pubbliche e private di tutto il mondo: il privilegio del possesso di un’opera d’arte trova la sua declinazione più alta nella scelta etica della condivisione.

Riusciremo secondo Lei a salvaguardare al meglio la tradizione dei maestri liutai? Quanti ne sono rimasti in Italia?
Uno studio, qualche anno fa, stimava che in Italia fossero attive poco più di mille imprese legate alla produzione artigianale di strumenti musicali.
A Cremona la liuteria è una presenza culturale ed economica rilevante. Nel 2025 la Camera di Commercio ha censito 199 imprese impegnate nella produzione di strumenti ad arco, alle quali se ne aggiungono 9 specializzate nella costruzione di archetti e 2 sono attive nella realizzazione di custodie musicali. Si tratta, in prevalenza di ditte individuali. Le donne sono solo il 14 percento, tuttavia, dalle sole 7 unità registrate nel 2000, attualmente il loro numero è salito a quota 30.
Una caratteristica del settore è la consistente presenza di stranieri: rappresentano il 39% del totale. L’analisi statistica indica, inoltre, come il 36% degli artigiani infatti abbia inaugurato la propria attività negli ultimi dieci anni, ma il 24% circa opera da oltre trent’anni.
Oggi, poi, i nuovi Maestri nascono in un territorio reso fertile da secoli di saperi, ma sanno costruire nuove competenze attraverso relazioni, connessioni mai così facili. L’artigiano è chiamato a questa mediazione culturale tra eredità artistiche e risorse del territorio, locale e globale, nuovi bisogni e modelli di produzione.
Proprio questa abilità di sintesi, sostenuta da intelligenza e creatività, curiosità e pazienza, competenze e passione rendono la figura dei Maestri artigiani insostituibile in qualsiasi narrazione sociale contemporanea o futura.

 

 
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