Emergenza Educazione...

Era il titolo di un convegno di cui abbiamo parlato nel numero scorso del nostro magazine, ma anche una realtà oggettiva che si profila ai nostri giorni in tutti gli ambiti in cui bisogna formare i giovani; famiglia e scuola in primo piano!
Non solo perché è importante educare i ragazzi sulle norme più elementari di educazione civica, galateo e vita comune, ma perché purtroppo si sente parlare sempre più di maleducazione, se non addirittura di aggressività.

Il fenomeno del bullismo, ad esempio, è una testimonianza del fatto che la nostra società sta vivendo un momento di perdita dei valori che non aiutano i giovani a trovare loro stessi, il loro cammino, né tantomeno ad avere consapevolezza di cosa è bene e cosa è male.

Dipende da un lassismo nell’educazione? Da esempi non tanto edificanti?
Dalla mancanza di punti di riferimento e dalla incapacità di incanalare le proprie emozioni? E la colpa di chi è?
Forse di tanti, forse di tutti, della nostra vita frenetica, ma in particolare di chi non crea le basi per costruire la personalità del ragazzo nel modo giusto. Per questo la famiglia è fondamentale e successivamente gli insegnanti a scuola e i vari formatori religiosi e non. Senza queste fondamenta, un ragazzo diventa influenzabile e senza riferimenti, non sa distinguere chi scegliere o scartare nelle amicizie, non sa riconoscere le proprie emozioni e gli impulsi da reprimere, spesso debolezze da colmare e riempire in altri modi: con l’amore e il rispetto, con lo sport, lo studio, le letture e i buoni amici.

Alcune amiche insegnanti mi dicono che a volte arriva il ragazzino che fuma che, se ripreso non capisce nemmeno il motivo della sgridata e continua a fumare imperturbato… Ciò significa che nonostante la nostra civiltà sia evoluta e piena di messaggi (non fare questo, non fare quello, quello fa male etc. etc….), se questi messaggi non vengono indirizzati nel modo giusto dai genitori, dalla scuola e dai formatori direttamente al soggetto, spesso purtroppo non arrivano a destinazione e quindi non c’è la base su cui poter discutere del malfatto: il ragazzo segue il suo istinto e non sà perché lo ha fatto, punto e basta. Anche se a scuola gli proibiscono di fumare, a casa forse non c’è nessuno che glielo ricorda o ancor più fondamentale che gli abbia insegnato i difetti del fumo, così il ragazzino non ha consapevolezza di ciò che fa e di quanto quello che fa possa nuocere alla sua salute.

Questo è solo un banale esempio di come funziona il meccanismo della “non consapevolezza” che ci preoccupa e ci fa sottolineare l’importanza della educazione per i giovani. Solo su solide fondamenta interiori, un ragazzo può diventare “grande”, la favola di Pinocchio ce l’ha insegnato da sempre… forse è tempo di rileggerla con attenzione! 

 
Powered by Main Street Modena